Start up innovative nel settore energetico

In Italia, il numero delle start up innovative è in costante crescita, anche nel mondo dell’energia. Questo è senza dubbio un segnale positivo, perché nuove idee e spirito imprenditoriale non possono che aiutare il nostro Paese in una ripresa più rapida ed efficace nel panorama economico post Covid-19.

La situazione in Italia

Ad oggi, si contano 11.089 start up innovative mentre a fine 2019 erano 10.711 dopo aver segnato un tasso medio annuo di crescita pari al 73% dal 2015 a oggi; specificatamente, le start up attive nel settore dell’energia ammontano a 1.474, con un tasso di crescita medio annuo del 61,1% nello stesso periodo.

Queste evidenze emergono dal rapporto sull’innovazione energetica dell’Istituto per la Competitività (I-Com) presieduto dall’economista Stefano da Empoli, intitolato “La ripresa sostenibile. L’innovazione energetica, chiave dello sviluppo” .

L’ecosistema delle start up innovative, nel suo complesso, vale poco più di 4 miliardi di euro; alle sole start up energetiche attive sul territorio nazionale, invece, è associabile un impatto economico tra 200 milioni e 660 milioni di euro (16% del totale stimato). 

Come riportato nel recente studio dell’ Energy&Strategy Group sull’Energy Innovation, inoltre, se guardiamo prettamente al settore dell’energia, le multiutilities e i principali player stanno dimostrando di puntare fortemente sull’acquisizione di start up favorendo, di fatto, la creazione di un terreno fertile per l’innovazione. 

Le aree di principale interesse per le start up operanti nel settore energetico sono così rappresentate da:

  • Mobilità elettrica, in direzione di una rete di distribuzione efficiente e integrata;
  • Smart Grid, per lo sviluppo di reti intelligenti e di una migliore digitalizzazione;
  • Smart building, per quanto riguarda sistemi di building automation e monitoraggio energetico;
  • Energy Storage, sui sistemi e le tecnologie di accumulo;
  • Energie rinnovabili, per lo sviluppo di soluzioni sempre più sostenibili e a emissioni zero.

Oltre, ovviamente, a tutto quanto concerne tecnologie IoT, AI, Big Data Analytics e Cybersecurity.

Il rapporto dell’ I-Com evidenzia, però, i punti di debolezza che ancora caratterizzano il sistema italiano dell’innovazione nel settore dell’energia.

“La maggioranza delle start up energetiche ha una dimensione d’impresa molto contenuta, con un impatto ancora assai ridotto in termini occupazionali”, ha sottolineato il presidente dell’Istituto, Stefano da Empoli.

Tornando all’Italia, dal rapporto emerge come l’81,1% dei brevetti energetici provenga dalle imprese mentre il 15,4% da persone fisiche e la quota rimanente da istituti universitari, fondazioni ed enti di ricerca pubblici.

Il contributo di iBill nel settore energetico

In questo contesto, iBill è nata da un’idea innovativa avuta dai 4 soci fondatori, amici ed appassionati di tecnologia che hanno condiviso progetti di ingegneria del software fin dai tempi universitari.

Con la partecipazione al Lean Startup Program 2016 viene premiata come migliore tra le start up innovative da una giuria costituita da Luiss EnLabs, Tim WCAP, Enel e Roma Startup”. La start up innovativa si posiziona e cresce sviluppando così nuovi prodotti e software dedicati agli attori del mondo energy.

Le sue soluzioni sviluppate sono la sintesi delle esperienze lavorative pregresse ed il frutto dei percorsi professionali portati avanti in ambiti differenti ma tra loro complementari, dai founders.

Oggi iBill è una realtà giovane e dinamica che, oltre a consolidare la crescita organica sul mercato nostrano, sta valutando di compiere i primi passi anche oltre i confini nazionali.